20/07/2004
Dal salotto televisivo più famoso d'Italia alla ribalta di uno dei premi letterari più prestigiosi e più ricchi di storia e tradizione. Bruno Vespa ha vinto l'edizione 2004 del Bancarella, la cinquantaduesima di una lunga storia, cominciata nel '53 con il premio a Hemingway (Il vecchio e il mare), anticipando il Nobel, come è poi accaduto con Pasternak (Il dottor Zivago) e Singer (La famiglia Moscat). Il Cavaliere e il Professore (edito da Mondadori), il «viaggio» di Vespa tra i retroscena della politica italiana, ha raccolto 60 dei 165 voti dei librai pontremolesi sparsi in tutta Italia, battendo dopo un lungo testa a testa il romanzo di Alberto Cavanna Bacicio do Tin (Mursia), che ha avuto 47 voti. Nettamente staccati gli altri finalisti: 19 voti a testa per Valeria Montaldi (Il signore del falco, Piemme) e Paola Mastracola (Una barca nel bosco, Guanda), 13 per Giovanni Reale (Radici culturali e spirituali dell'Europa, Cortina Raffaello), 6 per Francesca Duranti (L'ultimo viaggio della Canaria, Marsilio).
«Salviamo i librai» è stato lo slogan di questa edizione del Bancarella, un premio legato alla tradizione dei librai pontremolesi. Un fenomeno unico in Italia: molte generazioni dopo le migrazioni dei primi librai ambulanti – che riempivano le gerle di libri e andavano in giro per la penisola a venderli – resta, fortissimo, il legame con la tradizione. Molte bancarelle storiche hanno acquisito un ruolo di prestigio nel mondo della cultura italiana. «Ciò che rende unico il Bancarella – dice orgoglioso Giuseppe Benelli, presidente della Fondazione Città del libro di Pontremoli, organizzatrice del Premio – è che il nostro è il solo premio votato esclusivamente da librai. Per il Bancarella conta il libro, la "merce-libro", non disgiunta dal suo valore letterario. Una merce che poggia sulla fiducia reciproca tra lettori e librai». «Oggi le piccole librerie sono in crisi, per la concorrenza sleale della vendita per corrispondenza, degli ipermercati, delle edicole – spiega Benelli –. Ma il libraio non è un commerciante come tutti gli altri. Un libro va scelto, amato, posseduto, adottato. Il libro che si acquista per corrispondenza non può essere adottato. Per questo bisogna fare qualcosa per tutelare e aiutare i librai, soprattutto i piccoli e i medi».
Una autentica crociata, che Benelli ha portato anche nel «salotto» del Bancarella. Come da tradizione, la serata conclusiva del Premio – domenica sera nella piazza della Repubblica di Pontremoli – è stata un'occasione per una chiacchierata con i finalisti, con i vincitori degli ultimi due anni (Alessandra Appiano, grazie alla fascetta del Bancarella 2003, ha venduto 100mila copie), con il presidente del Premio Bancarella 2004, Alberto Bevilacqua, con il filosofo Giulio Giorello e l'«anima» della «Versiliana», Romano Battaglia. A stimolare gli ospiti, Paola Saluzzi. E così, Vespa non ha difficoltà ad ammettere che «spegnere ogni tanto la tv per leggere un libro è una cosa buona e giusta», e Giovanni Reale, celebre filosofo e curatore delle opere del Papa, assicura che «il silenzio del libro parla molto più del chiacchiericcio della tv o della radio».
Sul palco – mentre il notaio esegue lo spoglio delle schede, in attesa di leggere, uno alla volta, tutti i voti dei librai pontremolesi – sfilano gli eredi delle più celebri dinastie dei librai pontremolesi. A ognuno di loro, una gerla d'oro ricca di un significato che chiunque, da queste parti, afferra e apprezza. Un premio speciale al mitico Calendario-atlante della De Agostini, che proprio quest'anno compie i cent'anni di vita.
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