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Laura Seghettini: la prima donna partigiana a Pontremoli

18/06/2007

Il coraggio di una ragazza della Lunigiana che durante la seconda Guerra Mondiale ha deciso di entrare in forza tra i partigiani per sconfiggere nazismo e fascismo: un difficile momento storico visto con gli occhi di una donna.

Laura Seghettini, "Al vento del nord, Una donna nella lotta di Liberazione", a cura di Caterina Rapetti, Carocci Editore, 2006, pp. 142.

"Al vento del nord" è il libro scritto da una maestra che vive in un paesino della Lunigiana, Pontremoli, situato a pochi chilometri da Parma, Massa-Carrara e La Spezia. In questo luogo, più di cinquant’anni fa, iniziò l’avventura di Laura, una donna forte e determinata, pronta a difendere l’Italia dalle forze naziste e dai pensieri e poteri fascisti. Era il 1944 quando la ragazza, poco più che ventenne (nata nel 1922), decise di raggiungere i gruppi partigiani organizzati nei boschi tra Pontremoli e Parma. Una decisione che influenzò tutta la vita.

Segnalata più volte alle autorità tedesche per le sue idee socialiste, la giovane maestra stava per essere arrestata e accompagnata a Massa, dove era già stata in precedenza. “La scelta dei monti” (così si intitola il primo capitolo del libro) arrivò quasi per caso, a maggio, quando Laura ricevette la visita di un maresciallo dei carabinieri che le intimò di seguirlo in Questura: lei disse al militare di ripassare con un suo collega per controllare la sua assenza e, dopo essersi fatta accompagnare alla Cervara, località in cui erano sfollati i parenti di un suo vicino di casa e amico dove sarà poi ospitata per diversi giorni, prese la seria e consapevole decisione di farsi accompagnare nei luoghi in cui vivevano clandestinamente i partigiani.

Così iniziò la storia della partigiana Laura, accolta nel circolo del battaglione “Picelli” della “12° Brigata Garibaldi”, capeggiato da Facio, un “evaso dal carcere di Parma dove era stato rinchiuso come renitente alla nuova chiamata alle armi”. “I primi a vedermi e a venirmi incontro furono proprio quelli che conoscevo: Libero Spuri, Silvano Granai e Antonio Mucciacciaro… - scrive Laura - Io dissi loro che volevo parlare con Facio (Dante Castellucci), ma seppi che non era presente perché con altri partigiani si era recato per un’azione a Campegine di Reggio Emilia”.

Inserita subito nel gruppo, senza non qualche ostilità iniziale per l’essere una donna, Laura imparò a vivere la sua nuova vita: a sparare e portare con sé un’arma, andare in missione per far saltare un ponte o un treno carico di armi e scontrarsi con gruppi di militari tedeschi. Tra Laura e il suo comandante nacque presto una simpatia che si trasformò in un matrimonio di breve durata celebrato durante i mesi di lotta: Facio venne ingiustamente accusato dai suoi “compagni” e brutalmente ucciso. Un intero capitolo del libro è dedicato al caso Facio: di pagina in pagina si comprende come anche tra i partigiani, combattenti con gli stessi valori e idee, regnasse l’invidia, sentimento che porta a compiere gesta incomprensibili e abominevoli. Salvatore (Antonio Cabrelli), inserito nel gruppo “Picelli” dopo il luglio del ’44, era un uomo ambizioso che riuscì a far processare sommariamente Facio, accusato di essersi appropriato di una parte degli oggetti avuti da “un lancio” (i prodotti di sopravvivenza gettati dagli aerei Alleati nei luoghi dove era segnalata la presenza di partigiani con l’accensione di un fuoco). Salvatore riuscì a far uccidere il 24enne Facio da un improvvisato plotone d’esecuzione. Per Salvatore si dimostrò indispensabile uccidere Facio, l’unico ad aver ricevuto disposizioni da Parma affinché non gli venissero affidati incarichi di primo piano: Salvatore decretando la morte di Facio eliminò un suo “nemico”.

“La scelta dei monti” per Laura non si può certo fermare alla drammatica vicenda del caso Facio: il racconto della vita e delle azioni anti-fasciste e anti-tedesche riprendono. A Laura venne affidato il compito di andare a “Carpi per prendere informazioni su di un campo di concentramento di prigionieri inglesi”: la donna riuscì a portare a termine da sola la missione non priva di pericoli. Dopo qualche tempo Laura fu proclamata vice-comandante di brigata, finché, il 22 aprile 1945 arrivò al campo la notizia che i “tedeschi erano in ritirata lungo la strada della Cisa”. Con l’annuncio della Liberazione termina anche il racconto di Laura, nonostante le sollecitazioni della curatrice del libro Caterina Rapetti: l’ultima immagine è la consegna della armi da parte dei partigiani e la loro sfilata lungo le strade di Parma.

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