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PUBBLICO DELLE GRANDI OCCASIONI ALLA PRIMA STAGIONE DI PROSA DEL TEATRO DELLA ROSA

12/02/2008

Al teatro della Rosa di Pontremoli è iniziata la prima stagione di prosa, promossa ed organizzata dal Comune e dalla Fondazione Toscana Spettacolo.
Una stagione “messa in scena” in poche settimane, con nomi di rilievo nazionale ed internazionale, che ha dimostrato di incontrare l'interesse del pubblico locale che da anni attendeva un evento simile. L'aver venduto in pochi giorni i 230 abbonamenti disponibili lo dimostra, così come lo ha sottolineato la cornice del teatro che venerdì 18 Gennaio si è presentato riempito integralmente da un pubblico attento e soddisfatto.

Ad inaugurare la stagione, sul palcoscenico era Catherine Spaak, donna famosa dello spettacolo, che ha letto ed interpretato testi da lei ricercati ed elaborati, che ricostruiscono la storia di Edith Piaf (1915 – 1963), un mito della canzone francese e mondiale, con la sua voce potente e cristallina.
La Piaf era nata come per caso in una strada parigina, figlia di artisti girovaghi. Tutto provò: miseria, malattia, un'infinita solitudine, che l'approdo al successo e alla ricchezza, grazie al suo talento vocale ineguagliabile, non cancellarono mai.
Il titolo del reading teatrale “Storie parallele” è stato forse suggerito dalla definizione geometrica delle rette parallele che giacciono sullo stesso piano ma non si incontrano mai.

Domenica 3 Febbraio la stagione teatrale è proseguita con uno spettacolo dedicato al giorno della memoria: “Processo a Dio” interpretato da Ottavia Piccolo.
All'indomani della Shoah, Elga Firsch attrice ebrea di Francoforte a tutti i costi vuole Dio alla sbarra. Le si affiancano il rabbino Nachman, difensore di Dio, il giovane Adek, smanioso di vendetta, lo Scharfurer Reinhard, relitto del Reich e i due anziani Solomon e Mordechai, giudici severi di un processo che non può non farsi gara dura, senza esclusione di colpi, combattuta con l'istinto feroce dei sopravvissuti, di chi - marchiato dal lager - brucia per la rabbia di un massacro tanto barbaro quanto assurdo, indecifrabile, insensato.
Perché in fondo la parola chiave di questo testo non è il dolore dell'Olocausto bensì il non-senso.
Se l'uomo è un burattino chi lo muove? E quale logica segue il teatrino del mondo? Sono queste le domande che muovono il testo dal suo interno. Elga Firsch accusa Dio con la voce dell'umanità intera. E vale, come esempio, una battuta del rabbino Nachman “il processo a Dio non lo facciamo noi: non si è mai chiuso. Da cinquemila anni”.

Sabato 16 febbraio è stato presentato in anteprima nazionale lo spettacolo tatrale "Crepapelle" di Maria Cassi.
La maturità artistica di Maria Cassi in questo suo ultimo lavoro, attraverso la stesura drammaturgica, la regia, l'interpretazione, con la collaborazione dello scenografo Lucio Diana, anche per le tante ed importanti recensioni già ricevute, è salita ancora di un gradino, se questo era possibile.
"Crepapelle" è il racconto di un innamoramento per due città, Parigi e la sua città natale.
L'incontro con i luoghi, con le persone, gli odori, i colori, le piccole grandi follie quotidiane di chi vi abita.
La sua maschera si presta ad interpretazioni di anziane clochard e di donne bellissime, di anziani uomini e di autisti di autobus, bambini e commesse.
Maria Cassi che si fa vetrina di una pasticceria e di altre mille situazioni.
Anche in questo caso, come negli altri suoi spettacoli, Maria Cassi arriva al cervello "antico", quello che sa ridere, che sa emozionarsi, quello che ci salva dalla disabilità affettiva.
Il pubblico lo sente ed esce grato dal teatro.



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