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Mucche pregiate, gradito ritorno

24/03/2011

Dopo decenni, il sogno di riportare in Lunigiana bovini di razza pontremolese è diventato realtà: nella mattinata di ieri, a Cerretoli, cinque capi della "mucca pontremolese» sono statio consegnati dalla Comunità montana all'azienda agricola di Alessandro Bertocchi.  «Si tratta di un toro da riproduzione, Gulliver, due femmine e due vitelli - dice il presidente della Comunità montana, Paolo Bissoli - adesso patrimonio dell'azienda Bertocchi, a cui segue oggi la consegna di altri cinque capi all'azienda Tonelli di San Terenzo di Fivizzano. Un passo di straordinaria importanza, visto che dopo 40 anni torna in Lunigiana una razza, la "pontremolese" che ha costituito l'essenza stessa del territorio. L'obiettivo è quello di aumentare il numero dei capi, oggi ridotto a poche unità, e farne un soggetto di rilancio per la Lunigiana.

 

L'entusiasmo delle aziende agricole che hanno chiesto di accogliere i capi testimonia l'interesse per una iniziativa che solo pochi mesi fa era poco più di un sogno e che oggi comincia a essere realtà» conclude l'entusiasta presidente Bissoli.  Soppiantata dai mezzi meccanici nel trasporto dei blocchi di marmo dalle cave, dai trattori nel lavoro in campagna e da razze ben più redditizie nella produzione di latte e carne, la "pontremolese" è scomparsa dalla Lunigiana, rimanendo confinata in poche aziende controllate direttamente o indirettamente dalla Regione.  Capi di una razza in via di estinzione, quella - in Italia - con il minor numero di capi (24 nel censimento del 2007; erano 15mila nel 1940 e 5.700 nel 1960).  Ma la reintroduzione della "pontremolese" non è certo una semplice iniziativa "nostalgica": già nell'atlante delle razze bovine si può leggere che «oggi, vista la grande rusticità di questa razza, essa si adatterebbe molto bene nel sistema di allevamento vacca-vitello in zone marginali per la produzione di animali da ingrasso.

 

Considerando l'attitudine della razza alla produzione di latte, utile sarebbe legare questa produzione a un prodotto tipico locale».  Il limite al progetto veniva considerato l'assenza di capi nel territorio, un limite che la Comunità montana ha deciso di superare, anche in considerazione del grande interesse suscitato tra gli allevatori locali, alcuni dei quali si sono fatti avanti per poter ospitare i capi.

 

 

 

 

Articolo de "Il Tirreno"


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