4 Settembre 2020

Un gargoyle o doccione recuperato al Castello del Piagnaro

Esattamente vent’anni fa, mentre si stava sistemando la passerella in metallo che dal parcheggio retrostante conduce all’entrata posteriore del Castello del Piagnaro, il fabbro che vi stava lavorando, il Sig. Ernesto Sanguanini di Rivarolo Mantovano (MN), grazie ad un orecchio scolpito che spuntava dalle macerie circostanti, scorgeva una testa in arenaria entro uno dei tanti cumuli di pietre di risulta posti sul fianco est del Castello. La testa, con la bocca aperta ad uso fontana, parrebbe raffigurare un satiro, seppur reinterpretato alla luce della locale tradizione popolare lunigianese (orecchie a punta, occhi a mandorla, tracce di corna oggi spezzate ma di cui si nota ancora l’arrotondamento basale); il pezzo sembra abbia subito una rubefazione da incendio.

Al ritrovamento era presente il Sindaco di allora Enrico Ferri che fece spostare la testa all’interno di un  apposito spazio comunale, dove è stata gelosamente custodita per tutti questi anni. Nei giorni scorsi lo stesso fabbro, presente al Piagnaro per realizzare i sostegni delle stele Càmpoli e Càprio di prossima esposizione, ci ha informati del fatto, chiedendo di poterla rivedere. Ho quindi potuto prendere visione della testa scolpita, che risulta di buona e curiosa fattura, con la bocca usurata dallo scorrere dell’acqua.  Purtroppo appaiono di non facile soluzione nè la funzione nè la datazione del pezzo. A prima vista la scultura si presenta come una classica bocca di fontana, realizzata in uno dei tanti mascheroni apotropaici che costellano la Lunigiana; senonchè il Castello, considerata la posizione sommitale, non sembra abbia mai potuto disporre di una fontana con acqua corrente, essendosi sempre servito di pozzi e cisterne per la raccolta dell’acqua piovana. La testa inoltre è stata rinvenuta esattamente alla base dell’angolo della torre Nord-Est, dove poteva trovarsi un doccione o gargoyle per lo scarico esterno delle acque piovane percolanti sullo spalto di San Giuseppe. Quest’ipotesi parrebbe, al momento, la più probabile, ancorchè unico esempio noto al Piagnaro. Se così fosse la datazione della testa sarebbe da orientare ai secoli XV-XVI. Considerata la qualità del pezzo, sarebbe nostra intenzione inserirlo alla fine del percorso delle stele, prima della scala d’uscita. Certo i volti apotropaici lunigianesi non hanno nulla a che vedere direttamente con la statuaria pre-protostorica; tuttavia si segnalano casi in cui, rinvenuta una testa originale di statua-stele, questa è stata dai locali reimpiegata come faciòn, a “protezione” dell’abitazione (testa di Aulla-Calamazza, testa di Càprio), dunque un debole legame, seppur indiretto, parrebbe sussistere. Un altro prezioso tassello di cultura lunigianese va così ad arricchire il nostro bellissimo Museo.

                                                                                          Angelo Ghiretti

                                                                Direttore del Museo delle Statue Stele Lunigianesi

 

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